Nicole Junkermann Taccuino italiano
Ritratto in bianco e nero di Nicole Junkermann che sorride, con i capelli biondi mossi, in una stanza con quadri alle pareti

Note · 26 agosto 2026

Nicole Junkermann e il rientro di settembre: un autunno di cultura con calma

Tre cose fatte per bene valgono più di dieci tentate. Nicole Junkermann e la preparazione di un autunno di cultura.

26 agosto 2026

Negli ultimi giorni d'agosto quasi tutti sanno più o meno che cosa contiene l'autunno; molti meno hanno deciso a che cosa serve. Nicole Junkermann osserva che la differenza fra una stagione riuscita e una soltanto piena si decide adesso, finché resta abbastanza calma per decidere qualcosa.

Settembre chiede più di gennaio

A settembre l'anno è abbastanza vecchio da avere una forma e tutti vedono quanto ne resta. Gli impegni tornano, le stagioni culturali si aprono e parecchie decisioni rimandate a luglio si ripresentano insieme, spesso nella stessa settimana.

Affrontare tutto questo da fermi significa passare il mese a reagire. Affrontarlo adesso, da una settimana tranquilla, significa passarlo a scegliere.

Tre cose, non dieci

In una stagione ricca l'istinto è quello della copertura: vedere il più possibile perché nulla di importante sfugga. È il modo più sicuro per ricordarsi soprattutto di ciò che si è perso.

Meglio scegliere tre cose da fare per bene e trattare tutto il resto come sfondo. Tre si ricordano senza un documento e si difendono senza discussioni, ed è questo che le fa sopravvivere a ottobre.

Una mappa, non un itinerario

I piani dettagliati sono fragili: reggono circa quattro giorni di un mese vero. Una mappa invece resta utile comunque vada, perché dice dove sono le cose e non a che ora bisogna esserci.

Un autunno pensato come mappa ha spazio dentro di sé. C'è un percorso, ma il percorso può cambiare senza che il piano fallisca, e un piano capace di assorbire una sorpresa è l'unico che arriva a Natale.

Chiudere prima di aprire

C'è un secondo uso di questi giorni, meno evidente: chiudere invece di aprire. Quasi tutti portano nell'autunno due o tre cose lasciate a metà, incompiute solo perché la stagione è girata sotto.

Finirne un paio adesso costa pochissimo e cambia parecchio l'umore di settembre. La pagina Scrittura è il posto naturale, perché molto di ciò che sembra incompiuto lo è per iscritto e non nei fatti.

Un piano corto che sopravvive a una settimana qualunque vale più di uno grande che non ci riesce.

Lasciare spazio

Da agosto settembre sembra sempre più vuoto di quanto sarà. Conviene impegnarsi in meno di quanto paia ragionevole e lasciare il resto davvero aperto, perché la cosa migliore di una stagione culturale è spesso quella che nessuno aveva previsto.

Profondità invece di copertura

In una stagione ricca l'istinto è vedere il più possibile. Conviene resistere. Due mostre viste due volte ciascuna lasciano più di otto viste una volta sola, perché la prima visita serve quasi tutta ad arrivare, orientarsi e formarsi un'impressione.

È la seconda visita quella in cui si guarda davvero, quando l'edificio è già noto, il percorso non sorprende più e l'attenzione può occuparsi soltanto delle opere. Chi programma soltanto prime visite programma, senza volerlo, soltanto la parte meno interessante.

La stagione è lunga

A settembre è facile comportarsi come se tutto andasse visto nel primo mese, mentre la maggior parte dei programmi dura a lungo e le settimane più tranquille per visitare sono quasi sempre le ultime e non le prime.

Tenere da parte qualcosa per novembre non è una rinuncia. Distribuisce la stagione e permette di arrivare a una mostra quando ha smesso di essere un evento ed è tornata a essere semplicemente una stanza con dentro delle opere, che è il modo migliore per vedere quasi tutto.

Un'ora protetta

La parte pratica di tutto questo è una sola: fissare adesso un'ora ricorrente nella settimana, prima che l'agenda si riempia, e sapere in una frase a che cosa serve. Un impegno vago perde ogni discussione contro una richiesta precisa; uno chiaro di solito regge.

Nulla di drammatico minaccerà quell'ora: la eroderanno cose ragionevoli, una alla volta, a meno che la decisione non sia stata presa prima e considerata chiusa. È tutta qui la disciplina che serve.

Cominciare piano

Non serve un sistema: serve un pomeriggio, una lista corta e abbastanza convinzione da tenerla corta quando settembre alzerà la voce. La nota che accompagna questa, sull'ultima settimana d'agosto, spiega la calma su cui tutto si appoggia. Il resto sta fra le letture e le città.

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